Chi fa la carità non diventa povero. (Esiste anche la versione opposta: Chi fa la carità diventa povero).
Sono finiti i marroni di Lazzaro, che ne aveva trentasei tini e una tinella. Anche i più ricchi possono diventare poveri.
Ho molto da lavorare.
Ad accendere la candela al fuoco si diventa poveri. Forse perché il calore del fuoco consumava la cera della candela.
A lavorare in casa propria, non ci si sporca mai.
A ciascuno il suo mestiere e i contadini a mietere.
il buon mercato vuota la tasca. I prezzi bassi vuotano le tasche.
Il giorno di San Simone (28 ottobre) togli i buoi da sotto il timone e metti la vanga nel bastone. Cioè togli il giogo ai buoi e metti il manico alla vanga. Non è più tempo per usare il bestiame per il lavoro nei campi, a causa del terreno bagnato per la pioggia, e allora si deve usare la vanga.
Il muratore è prima manovale e poi mastro (per imparare il mestiere si deve cominciare dalla gavetta).
Il povero (col suo lavoro) mantiene il ricco.
Il denaro risparmiato è il primo guadagnato.
Il signor Maisuda che non aveva mai lavorato.
Il cielo mi guardi dal vento, dal frate che non sta in convento, dall’eremita e dal povero che fa una buona vita.
Andare a la carriola. Andare a lavorare da bracciante. Andare in miseria.
A ciascuno il proprio mestiere, i contatini a mietere. (Tanto, vuol dire il proverbio, non sono capaci di fare altro).
Acqua ferma non guadagna ( se l’acqua è ferma, il mulino non lavora).
Avere le mestruazioni. Oppure: Avàir i sû quî
Avere un gnocco sotto le ascelle. Vale per “Non aver voglia di lavorare”.
Avere l’oro fino a mezza gamba. Essere ricchi.
Lett: Aggiungere rame al mestolo. Qualcosa che si dice o si fa oltre quello già detto o fatto.
Denaro e amicizia, fermano la giustizia.
Soldi e capponi sono sempre buoni.
Denaro in cassa e letame in massa non danno frutti (non rendono). Il denaro deve essere investito e il letame deve essere sparso nei campi.
Bruciare il pagliericcio. Usufruire di una prestazione senza pagare il corrispettivo (specie di prostitute).
Il carico piccolo vuota il bosco, il carico grande rompe le ossa. Bisogna lavorare con calma, senza sforzi che stancano.
Chi non fila per Natale, sospira per Carnevale. Andando verso la primavera si allungano le giornate e rimane meno tempo per filare perché le ore di luce debbono essere utilizzate per i lavori nei campi.
Chi dorme d’agosto, dorme a proprio costo. Agosto è un mese di grandi lavori, chi dorme, perde guadagno.
Chi vuol fare il mestiere di un altro, si fa ridere dietro.
Chi ha il mestolo in mano, fa la minestra a modo suo.
Chi ha soldi, ha parenti.
Chi lavora fa le spese di chi resta in casa.
Chi lavora ha una camicia, chi non lavora ne ha due.
Chi lavora va in malora, chi non lavora ci va lo stesso: è quindi meglio non lavorare, se in malora si deve andare.
Chi non compra gli agli per il giorno di San Giovanni Battista (24 giugno) è povero tutto l’anno. (Antica credenza popolare).
Chi non sa giocare, giochi denaro.
Chi paga in anticipo, non ha mai un lavoro ben fatto.
Con dei racemoli si fanno i grappoli. Con il soldo si fanno i milioni.
Con del denaro e con l’amicizia, si ferma anche la giustizia.
Da Carnevale a Pasqua tutte le erbe fanno mescolanza. L’armisdânza era un’insalata di erbe spontanee miste che di solito veniva condita con sale, aceto e lardo. (Ora nei supermercati si trova la misticanza, assai più delicata e fine rispetto alle erbe di campo).
Da San Martino a Natale, tutti i poveri stanno male. Per i poveri si intendono i braccianti che vivevano del lavoro a giornata; dopo San Martino (11 novembre) terminavano i lavori dei campi dai quali traevano il loro magro salario. Per la verità, stavano male anche dopo Natale.
In marzo tutta l’erba è insalata (commestibile). Si faceva, allora, la famosa “armisdânza” di erbe condite con sale, aceto e lardo fuso.
Essere senza lavoro.
Fare le ossa. Vale per poltrire, dormire a lungo, avere poca voglia di lavorare.
Fare e disfare è tutto un lavorare.
Fare i piedi ai moscerini. Avere grandi abilità nel lavoro.
Fare il mestolo. Il caratteristico atteggiamento del viso dei bambini quando stanno per scoppiare in pianto.
Fare l’asino e il boia per accontentare qualcuno. Anticamente l’asino trainava il carretto che portava il condannato al luogo del supplizio e il boia faceva il resto. Vale per fare due mestieri; prestarsi ad ogni richiesta.
Fuori quei cani. Lo gridava il prete che si era accorto della presenza di alcuni cani durante la Messa. Checcone (Chican) un povero sciocco credette che l’invito fosse rivolto a lui ed uscì.
I baiocchi (soldi) sotto il materasso (pajan
Sono sempre gli stracci a volare (sono sempre i poveri a rimetterci).
I testicoli dei cani ed i soldi dei poveri sono sempre visibili a tutti.
In un’ora il cielo lavora (il cielo può risolvere una situazione in pochissimo tempo).
I poveri, da vicino, puzzano.
I poveri, o ucciderli o mantenerli. Proverbio cinico. Nelle nostre campagne i puvrétt non erano i contadini, bensì i braccianti che lavoravano a giornata, quando ne trovavano, e per salari da miseria.
La fortuna dei poveri è la voglia di lavorare.
La mosca tira i calci che può. I poveri si difendono come possono.
La polenta non ha forza. Anche in senso figurato: “La voce dei poveri non trova ascolto”.
La roba corre dietro alla roba. Il denaro va a chi già ne ha.
La vigna dice al contadino: fammi povera che ti farò ricco. Si deve leggere: potami energicamente che produrrò molto.
Lavorare molto.
Lavoro fatto, aspetta compenso.
E’ meglio dire povero me che poveri noi.
E meglio un signore cattivo che cento poveri buoni.
E’ un povero diavolo.
E’ un povero diavolo; E’ un povero “zavaglio” (cosa che non conta o che non serve a niente).
Lungo come la macina inferiore. Di persona lenta nel lavoro. La macina inferiore girava più lentamente di quella superiore.
Arricchire.
Per San Simone (28 ottobre) stacca i buoi dal timone. Sono finiti i lavori dei campi.
Accompagnatore del bestiame al mercato.
Polenta e acqua di fosso, lavora tu, padrone, che io non posso. Come dire, polenta ed acqua sono poco sostanziosi.
Quando le noci sono a castelletto, va male per il poveretto. Le noci, di solito, allegano sul ramo due a due. In certi anni allegano invece tre a tre ed anche quattro a quattro (a castelletto). Ciò era ritenuto presagio di annata agraria sfavorevole.
Quando il povero regala al ricco, il diavolo ride.
Lett.: Quando siamo giunti al momento di legare i salici, vale però per: quando siamo giunti alla fine del lavoro.
Sotto le lenzuola non c’è miseria. I poveri godono come i ricchi.
Se vuoi un cattivo padrone, fa padrone un povero.
Soldato del Re Pipino. Di giovane timido e pauroso.
Tirare il carretto con le ruote quadrate. Fare un lavoro reso più difficile dalla circostanze.
Rimboccarsi le maniche. Lavorare con lena.
Un carro di pensieri non paga nemmeno un soldo di debiti.
Una cosa disordinata. I poveri traslocavano usando dei piccoli carri sui quali ammucchiavano le loro misere masserizie. Se, come avveniva spesso, il carretto si rovesciava l’effetto era quello di una cosa disordinatissima.
Un soldato del Papa (o del Re Pipino), si diceva di un giovane imbelle, con scerse attitudini militari.
Venda chi può, compri chi sa e chi è coglione se ne stia a casa. La legge del mercato.
Volere un fagiolino vestito da cuoco e subito. Un proprietario di campagna, volendo dare una recita di burattini nella quale Fagiolino doveva fare la parte di un cuoco, mandò il fattore in città da un artigiano fabbricante di burattini per ordinarne uno in giornata perché la recita era per la sera stessa. Il burattinaio non poté ricusarsi per l’importanza del committente, ma mentre lavorava continuava a dire: Al vôl un Fasulén … La frase rimase proverbiale per indicare una pretesa assurda.
Voltare gabbana. Cambiare opinione. Cambiare partito. La gabèna era una specie di casacca da lavoro.