Carattere e comportamento umano

Porgere attenzione a uno come fa il Papa coi ciarlatani. Non prestare attenzione.

A cavallo donato non si guarda in bocca. L’età dei cavalli la si riconosce dai denti. Quindi l’acquirente, prima di concludere l’affare, apriva la bocca al cavallo e ne guardava i denti.

A chi è sfortunato, tutti i macigni cadono sulla testa.

A irti e spinte. Progredire faticosamente per aiuto altrui.

A fare a proprio modo si vive un giorno di più che è quello del colpo secco.

Ad occuparsi dei fatti propri non ci si sporca le mani.

Abbottonarsi i (lacci) delle scarpe, ossia prendere delle precauzioni.

A forza di tirarla si straccia.

Sono cose tanto ridicole (o singolari) che meriterebbero di essere dipinte.

Le uova sono buone anche se è passata la Pasqua.

non c’è bel cavallo che non diventi un brutto ronzino.

Non c’è casa di re, di principe o d’imperatore, che non v’abbia fatto pipì un muratore (Orgoglio corporativo).

Non vi è casa senta topi.

La “patarlàinga” è il frutto della rosa selvatica... Non c’è cosa bella che col tempo diventi brutta.

Non c’è scarpa che non diventi una ciabatta.

Le oche di Rizzoli partono dal macero (che è pieno d’acqua) per andare a bere a casa.

A muso duro.

C’è chi la capisce, chi non la capisce e chi non la vuol capire.

il peggio è sempre dietro l’uscio.

Ci sono voluti i saggi ed i matti. Una cosa difficile che ha richiesto doti di saggezza e di pazzia.

E’ stata una cosa lunga e difficile.

Alle nozze (matrimoni) e ai funerali si riconoscono i parenti (perché altrimenti sono rare le occasioni d’incontro).

Ne sanno di più il Papa e un contadino assieme, che il Papa da solo. Anche i consigli degli umili possono essere utili.

Gli preme di più la camicia che il giubbone. Tiene più conto delle cose da poco che di quelle importanti.

Ai porci non si può cambiare truogolo, Ciascuno continua nelle sue abitudini.

Gli suda la lingua in bocca.

Gli è capitato come a Benvenuto, che andò per darle agli altri e le buscò lui.

Tocca sempre agli scalzi, girare (camminare) sopra gli spini.

Aiuta prima i tuoi, e poi gli altri se puoi.

I crostini vanno a chi non ha i denti per rosicchiare.

Il calzolaio con i buchi nelle scarpe.

Alla gallina ingorda, scoppia il gozzo.

Il bene fatto per forza non vale una scorza (non vale nulla).

Il buon fuoco, fa il buon cuoco.

la bellezza per un anno, la bontà per sempre.

Le botte non piacciono nemmeno ai cani.

Il buco della Giacoma. Quello squarcio tra le nubi, verso Ponente che... è presagio di miglioramento (o peggioramento) del tempo.

Le bugie vanno sottobraccio, ma non hanno le gambe lunghe.

Il cane rosica l’osso, perché non è capace di inghiottirlo.

Le cattive notizie sono sempre vere.

il cavallo del birocciaio si ferma davanti a tutte le osterie.

Le chiacchiere sono come le ciliegie, a tirarne su una ne vengono dieci.

L’acquistare insegna a vendere.

Al contadino non fate mai ssentire (assaggiare) quanto è buono il formaggio con le pere.

Il dolce non è mai stato tanto caro, se non quando si è provato prima l’amaro.

Il giorno della festa, anche gli ammalati drizzano la testa.

Il giorno di San Simone (28 ottobre) o la pertica o il bastone. Alla metà di ottobre cadono le castagne...

Il Diavolo insegna a fare le pentole ma non i coperchi.

Il domandare è la metà del sapere.

Le donne piangono o per dolore o per inganno.

Le donne perbene non dovrebbero avere né occhi, né orecchie, né lingua.

Le donne sono come gli armadi: perché stiano ferme (per evitare sorprese) bisogna tenerle sotto chiave.

Le donne hanno sempre le lacrime in tasca.

Le donne ne sanno un punto più del diavolo.

Il duro e il maturo. L’acerbo e il maturo. Di chi è costretto ad adattarsi.

Dormirebbe (sarebbe capace di dormire) su un pettine da garzuolo... Dormirci sopra era certamente difficile.

Il medico Sgomberaletti. Di un medico poco raccomandabile.

Il gallo canta sul letamaio.

All’inferno ci si va con lo slittino (cioè facilmente e senza fatica).

Le mani a casa loro (in tasca) e la lingua tra i denti.

Il mondo va a rovescio.

Il mondo è bello perché è vario.

Il mondo è dei dritti (furbi), non dei coglioni (fessi).

Il mondo è come una ruota, chi sale e chi scende.

Le mosche corrono dietro ai cani magri e alle carogne.

Il mondo è di chi sa godere.

Mastro Tampiccio, che da un ciocco, ricava un cavicchio. Di artigiano di scarse qualità.

Il mane viene in carrozza e va via a piedi.

Termini affettuosi usati dai fidanzati per chiamarsi a vicenda.

Il montano (vento di Ostro), fa portare il fiasco sotto il gabbano.

Il moscone dalle ali d’oro, che aveva volato per il cielo, finì nella merda.

Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace.

Non è capace di fare una “o” col bicchiere (di persona incapace).

Non è come sputare in terra: non è una cosa facile.

Non sono tutte donne quelle che hanno la sottana.

Non è ancora visto l’aria, ossia non è ancora venuto alla luce; non è ancora nato.

Il maiale scossa la coda tutto il giorno, ma non l’annoda mai. Di chi si agita di continuo ma non conclude nulla.

All’uomo, quando ci pensa meno, dal cielo arriva la ricompensa.

A luce di candela, che la burazzina sembra tela.

Alla luna settembrina, sette lune si inchinano. La luna di settembre domina sette lune.

Il primo giorno di maggio, tutte le oche vanno a spasso.

Il primo che entra è cornuto (becco). Quando in una conversazione si verifica un momento di improvviso silenzio.

IL primo e l’ultimo sono avvantaggiati.

Gli preme più la camicia che il giubbone. Guarda più ai piccoli interessi che a quelli grandi.

Il quattrino fa il baiocco. (Riferimento alle monete pontificie).

Il sangue non è acqua.

Sbaglia un prete all’altare: non può sbagliare un bifolco (contadino) nell’arare?

Scappa via che sembra unto (velocemente).

Il Signore dice: aiutati che ti aiuterò anch’io.

La stella dei bifolchi (contadini). Il pianeta Venere o Lucifero.

Il somaro (L’asino) conosce i vantaggi della coda solo dopo averla persa.

Il somaro (L’asino), per malconcio che sia, qualche calcio riesce a tirarlo.

Il tempo (le condizioni meteorologiche) del tre di aprile dura quaranta giorni.

Al tempo della festa anche gli ammalati drizzano la testa.

Al tempo della spiga, lasciare stare l’amica; al tempo dell’uva quanta ne vuoi.

Il tempo è galantuomo per chi può aspettare.

Vale di più oggi un paio di maniche che una camicia domani.

Viene sera a casa di tutti.

Al villano, la zappa in mano.

Il volere imparare (il desiderio di imparare) è la metà del sapere.

il cielo mi guardi dalla polvere di gennaio e dal fango di agosto.

Il cielo mi guardi da una cattiva vicina.

Agile (leggero) come un gatto di piombo.

Il cielo fa la lana. Cielo a pecorelle.

Lo zoppo non la trova mai pari.

Il gioco è bello quando è breve.

A maggio comincia il polverone.

Non avere né luogo né fuoco. Essere senza casa e senza focolare.

Non avere neppure un cane che le faccia la pipì nella sottana. Di ragazza del tutto priva di corteggiatori.

Anno bisestile, anno funesto.

Anno bisestile, anno da malanni.

Non conosce la pace e non la considera, chi non ha provato prima la guerra.

Andare a zig zag (degli ubriachi).

Procedere a urti e spinte. Di chi ha bisogno dell’aiuto degli altri.

Andare a farsi fottere. Andare al diavolo.

Andare carponi. Come fanno i bambini prima di camminare eretti.

Andare da basso. Scendere. Perdere il patrimonio.

(Letteralmente andare al cotto e al crudo) Andare in miseria.

Andare a letto insieme. Vivere in concubinato.

Andare alla cieca.

Andare al ricovero (all’ospizio).

Abortire (involontariamente).

Andare a Roma senza vedere il Papa. Fare una cosa tralasciando la parte più importante.

Andare a dormire. Dal tedesco *schlaffen*.

Andare ad occhi chiusi.

Camminare con la testa nel sacco.

Andare da galeotto a marinaio. Cascare dalla padella alla brace.

Tirare diritto.

Uscire dal seminato.

Andare in brodo di giuggiole.

Andare in spada. Di chi cammina con sussiego.

Svanire, finire nel nulla; mancare nel rapporto sessuale.

Andare nel canale. Andare all’inferno.

Andare nei coglioni. Di cosa che irrita.

Non dare né in sei, né in sette. Essere totalmente incapace, non sapere prendere delle decisioni.

Andare nel bagnato, come nell’asciutto. Essere da uovo e da latte.

Andare giù di squadra. Uscire dalla retta via.

Non dire gatto se non è nel sacco.

Non parlare di corda in casa dell’impiccato.

Non essere né carne né pesce.

Non fare agli altro quello che non vorresti per te.

Non c’è barba d’uomo che lo raggiunga. Non c’è chi gli stia alla pari.

Non c’è peggior sordo di chi non vuole ascoltare.

Non c’è mai una consolazione senza un dispiacere.

Non c’è male che il prete non goda (non tragga vantaggio).

Non c’è regina che non abbia bisogno della sua vicina.

Non vedevo l’ora.

Non ce n’è nemmeno un poco.

Anno nuovo, vita nuova.

Non sono nato la notte del piccolo scroscio di pioggia. Non sono stupido.

Non sono nato la notte dei novantanove mamelucchi. Non sono uno sciocco.

Non sono nato attraverso il buco della grondaia. Non sono stupido.

Non gli somiglia neppure nel pisciare. Di persona che pretende di assomigliare a persona che è migliore di lui.

Non avere il sapore neppure della minestra fredda. Di chi è ignorante.

Non sapere né di me né di te. Di persona insipida, priva di ogni attrattiva.

Non si può togliere sangue da un ravanello. Di persona avara o di campo aridissimo.

Non si giudica un asino in decubito.

Non si muore di passione.

Non si può avere il miele senza le mosche.

Non si può avere carne senza l’aggiunta.

Non si può bere e fischiare (contemporaneamente).

Non si possono prendere gli spilli per la punta.

Non si può dire gatto finché non è nel sacco.

Non è possibile fare nozze con delle lumache.

Non si possono legare le viti con la salciccia.

Non si possono tenere due galli in un pollaio.

Non stimare il cavallo dalla sella.

Non trattiene neppure l’urina. Di persona che non sa mantenere un segreto.

Non si lecca neppure una cotica. Non si combina nulla (o in affari o con le donne).

A pelo e a segno. Di cosa che viene appuntino.

A pensar male si fa peccato, ma quasi mai si sbaglia.

Alla pentola che bolle, il gatto non si avvicina.

Acqua che corre non porta veleno (I caratteri impulsivi non serbano rancore).

Acqua, dieta e clistere, guariscono da ogni male.

Acqua e chiacchiere non fanno frittelle.

L’acqua corrente, guarisce tutti i mali.

Accostare l’uscio.

Ridursi alla paglia. Di chi va in malora.

Arare in modo retto. Rigare diritto.

Guardati dalla polvere di gennaio e dal fango di giugno.

Aria della finestra, colpo di balestra. (Colpo di freddo, torcicollo).

Aria di sotto fa riempire la pozza . Il vento del Nord-Est porta pioggia.

Arrivare alla fine della cavedagna (stradicciola di campagna). Giungere al termine della vita.

A San Biagio (3 febbraio) piace la neve.

A sasso tirato, non ci si pensa più. Cosa fatta capo ha.

Ascolta, guarda e taci, se vuoi vivere in pace.

Si catturano più mosche con una goccia di miele che con un barile di aceto. Con le buone si ottiene tutto.

Si dice il peccato e non il peccatore.

Si lega la bocca ai sacchi, ma non alle teste dei matti.

Si puzza per un aglio, come per una resta.

Ci possiamo dare la mano. Di due persone che si trovano nelle stesse condizioni.

Chiudere l’uscio (lasciandolo) socchiuso.

Chiudere un occhio. Lasciar perdere.

a stare in casa si fa la muffa (si ammuffisce).

A stare coi matti, si diventa matti.

si vedono dei cani cagare dei violini, Si vedono cose impensabili.

A tavola e a letto, non ci vuole rispetto.

A una bella casa, un bel comignolo.

Abbiamo fatto trenta, facciamo trentuno.

Avere le orecchie trasparenti. Di persona deperita.

Avere il filetto ben tagliato. Vale per “Avere la parola facile”.

Avere le mani a forma di rampino. Essere ladro.

Aver bevuto del brodo d’oca. Di persona insulsa.

Avere la cacca sotto al naso. Avere una supponenza. Darsi del tono.

Avere roba fino agli occhi. Avere abbondanza.

Lett: avere due mustacchi. Avere due volti. Di uomo doppio...

Avere i testicoli duri. Essere forte di carattere.

Averne piene le tasche.

Averne pochi degli spiccioli e meno da cambiare. Di chi è deciso a tirare dritto senza paura.

Avere nelle scatole. Avere in uggia. Oppure: Avàir int’î quaión

Avere i testicoli tra l’uscio. Essere senza via d’uscita.

Avere gli occhi socchiusi.

Avere gli occhi foderati di prosciutto. Non vedere l’evidenza.

Avere la bocca del forno. Avere una bocca molto grande.

Avere acqua chiara in bocca. Avere il senso di nausea.

Avere la roba a pachi e minestra. Avere abbondanza di cose e stare bene.

Avere la testa fra le nuvole.

Avere una camicia indosso e l’altra nel fosso (a lavare). Essere privo di mezzi.

Avere una miseria che balla il trescone. Il trescone era un ballo contadino dal ritmo frenetico, forse la miseria era tanto grande da essere essa stessa frenetica.

Avere una miseria che fa i bambini.

Essere vittima di una distrazione.

Avere un naso rivolto all’insù. Darsi delle arie.

Avere un piede a mollo e l’altro nell’acqua. Essere tra l’incudine e il martello.

Avere un palo piantato dietro. Stare rigido.

Avere un abito che fuma l’aria (elegantissimo).

Rimanere di stucco. Rimanere stupiti.

Aprile tutti i giorni un barile (di pioggia); maggio tutti i giorni un tino (di pioggia).

Bocca chiusa non prende mosche.

Becco e bastonato. Il “Cornuto”. Richiama il “cornuto e mazziato” dei napoletani.

Badare ai prezzemoli propri. Non occuparsi dei fatti altrui. Altra versione: Badèr ai prassû dla só stanèla

Buono da friggere. Persona di cui non fidarsi.

Baratta, baratta, di una cavalla rimase una gatta. A forza di fare cambi, al posto di una cavalla, rimase una gatta.

Cambiare la farina in crusca (fare un cattivo affare).

Battere la generale. In termine militare vale per suonare l’adunata generale. Veniva usato per “riunire un folto gruppo di amici per fare bisboccia”.

Mettere il naso dappertutto. Impicciarsi di tutti e di tutto.

Bere del brodo d’oca. Perdere tempo. Ascoltare con attenzione tutto ciò che gli altri dicono (anche le sciocchezze).

Bello in fasce (da piccolo), brutto in piazza (da grande). Altro proverbio guarda la cosa all’inverso: Brótt in fâsa, bèl in piâza.

Bacio di bocca, cuore non tocca. Non impegna, non compromette.

Bianco come la larva del pino. Persona molto pallida. Viene paragonata alla larva della Processionaria del pino (Thaumatopaea pytiocampa; Lepidottero). Lo strano è che la larva della Thaumatopaea è pelosa e tutt’altro che bianca.

Bianco come una fetta di navone. Esangue, di un pallore cadaverico. La radice carnosa del Navone (Brassica napus) è bianchissima al taglio.

Lett. Masticare dei paternoster. Pregare continuamente a bassa voce.

Lett. Masticare la corona. Recitare il Rosario.

Ci si deve annegare dove l’acqua è alta.

Bisogna avere lo scorpione nel borsello. La paura dello scorpione trattiene dal mettere la mano nel borsello per prendere danaro.

Bisogna ballare secondo la musica. Ci si deve regolare secondo le opportunità.

Lett. Bisogna scoreggiare secondo il buco (del sedere). Il significato è identico a quello appena sopra (fare il passo secondo la gamba).

Bisogna pelare la gazza senza farla piangere. Variante: bisaggna scurdghèr la gâta, sainza fèrla zighèr

Bisogna seminare con la mano, non col sacco. Si regola meglio la quantità e la densità del seme e si evita lo sciupio di semente.

Lett. Buona lana. Persona scaltra, maliziosa, furba.

Buonanotte colla e non c’è altro, signor Pasticcio. Si dice di quando si ritiene che un affare sia andato a male. Cosi come: Bonanôtt ai sunadûr

Parole buone e azioni cattive, ingannano i saggi e i matti.

Braccia al collo e gambe a letto. Così si curano gli arti malati.

Non essere capaci di ballare. Offesa sanguinosa, forse la più grave. Il ballo, infatti, aveva una grande importanza nella vita sociale delle nostre campagne. Era un momento d’incontro, di conoscenza tra i giovani e di sfogo che, a parte il ballo, la Messa, la festa patronale, non avevano altre occasioni per incontrarsi.

Brutto come uno spauracchio spaventapasseri.

Brutto e lungo come una Quaresima.

Brucia, brucia, Carnevale, che tu non possa più tornare fino alla notte di Natale. Lo si diceva a mezzanotte del martedì grasso.

Bottega aperta, attende commercio.

Casa costruita, possessione (podere) disfatta. Per l’alto costo del costruire. Altro proverbio simile: Chi vôl dèr fand a la bûrsa, fâga fabrichèr

Cambiare l’acqua al canarino

Campa cavallo che l’erba cresce.

Vivere con la testa nel sacco, alla cieca.

Il cane affamato non si cura delle bastonate.

Comprendere al volo. Un tizio che si vantava di capire le cose al volo, usava dire: Mé a’péss’in âria

Cadere il cacio sulle lasagne.

Cadere in basso. Balatràn era la parte bassa dei filatoi da seta azionati ad acqua.

Cadere dal piolo (gradino). Nelle famiglie tutte le moine sono riservate all’ultimo nato: quello che lo precedeva era negletto. L’è caschè za dal pirôl.

Lett: cadere dal setaccio

Castiga la cagna e il cane resterà a casa sua.

Castigare con un bastone di cotone idrofilo. Castigare in modo apparente.

Trovare il bandolo della matassa.

Togliere uno dallo stato di miseria. Lett: Togliere uno dai pidocchi.

Togliere una cosa dalla bocca. Rinunciare a una cosa utile per darla agli altri.

Capelli e guai, non mancano mai.

Lett. Conoscere la merda a naso e l’ortica al tasto. Capacità veramente singolari.

Quel poco che serve per vivere stentatamente.

Che bei capelli che avete, che voglio che ve li caviate. Scioglilingua o gioco di parole.

Che colpa ne ha la gatta se la reggitrice (della casa) è matta.

Calcio di cavalla, non ha mai fatto male al puledro.

Carne fa carne; pesce fa vento intestinale. Si dubitava delle virtù nutritive del pesce.

Carta canta e villano dorme.

Chi ne ha molti, chi non ne ha e chi è senza camicia.

Chi la rinvia, la evita. Non fare oggi ciò che puoi fare domani.

Chi ama il cane ama il padrone.

Chi non fa non falla, chi non conduce buoi, non rovescia carri.

Chi non gioca per Natale, chi non balla per Carnevale e chi non si ubriaca per San Martino, farà una brutta fine.

Chi non si annega nel mare, si annega nel fiume.

chi si fida, rimane imbrogliato.

Chi avesse, chi potesse, chi fosse, era il re dei coglioni (minchioni).

Chi chiude bene (chi si chiude bene in casa), non vuole guerra (non vuole grane).

Chi balla senza musica, è pazzo da legare.

Chi canta a tavola e a letto, è un matto perfetto.

Chi comincia male, finisce peggio.

Chi dorme col cane, si alza con le pulci.

Chi disprezza, compera.

Chi è fortunato, può ballare come vuole.

Chi è bugiardo è ladro.

Chi è geloso, è cornuto.

Chi sta in piedi, può facilmente cadere.

Chi è in sospetto, è in difetto.

Chi è fermo sulla soglia, impedisce il passaggio a tutti.

Chi è matto alla sera, è matto anche al mattino.

Chi fa il conto senza l’oste, lo fa due volte.

Chi fa a modo suo, paga di tasca propria.

Chi fa del bene, si aspetti bene. Molto ottimista.

Chi grida più forte, ha ragione.

Chi fa del male, non si aspetti del bene.

Chi fa presto i denti, lascia presto i parenti. La dentizione precoce era considerata un presagio di vita breve.

Chi fila sottile impiega più tempo a ordire; chi fila grosso indossa presto (non bisogna essere troppo meticolosi).

Chi ha il carro ed i buoi, fa presto i fatti suoi.

Chi ha il ciocco per Natale, lo tenga per Febbraio (mese freddo).

Chi ha bisogno, si scomodi (si muova).

Chi filò ebbe una camicia, e chi non filò ne ebbe due.

Chi ha buone orecchie intenda.

Chi ha orecchie piccole muore presto. Una delle tante credenze popolari.

Chi ha i pidocchi è sano. Forse perché i parassiti attaccavano preferibilmente coloro che avevano il sangue sano e, quindi, più nutriente.

Chi ha dei buoni cavalli nella stalla, può anche andare a piedi. Tanto tutti sanno che di cavalli ne ha.

Chi ha dei ceppi, fa delle schegge. (la braggla era una grossa scheggia di legno ottenuta spaccando dei grossi ceppi). Chi ha il molto, ha il poco.

Chi ha fatto il male, faccia la penitenza.

Chi ha i buoi in proprietà, può arare quando crede e quindi, anche il lunedì. Può arare quando vuole e non deve attendere i comodi di altri.

Chi ha la bega, la risolva.

Chi ha l’amaro in bocca, non può sputare dolce.

Chi ha la tosse e la rogna non ha bisogno di altri mali (soffre già abbastanza).

Chi ha più senno, lo usi.

Chi ha pisciato, asciughi.

Chi ha pochi vestiti, si copre malamente.

Chi ha una buona damigiana, la tenga per San Biagio (3 febbraio).

Chi ha un bel naso, ha un bel caso.

Chi ha un buon ciocco, lo tenga per marzo.

Letteramnente: chi impresta, tempesta (Gli oggetti prestati, spesso non tornano tutti indietro e o non ritornano affatto).

A farla sotto la neve, si scopre (quando la neve si scioglie).

Chi riesce a rinviarla, riesce ad evitarla.

Chi l’ha d’oro, chi l’ha d’argento e chi non vale un accidente. (Della diversa fortuna delle donne indipendentemente dal merito).

Chi li fa, li paga (Dei debiti).

Chi le porta, è l’ultimo a saperlo (delle corna).

Chi maneggia il miele, si lecca le dita. Vedi: (Chi va al mulèn, al s’infarénna

Chi uccide il maiale, sta bene per un po’ (di tempo).

Un matto, lasciato solo, pensa la notte alle pazzie che farà il giorno dopo.

Chi prende in giro, viene preso in giro.

Chi costruisce in inverno, costruisce per l’eternità.

Chi mi vuol bene mi sgrida, che mi vuole male, mi loda.

Chi non chiude i buchi piccoli, chiude quelli grandi. (Chi non cura la manutenzione ordinaria, deve fare quella straordinaria).

Chi non crede alla buona madre, crede poi alla cattiva matrigna.

Chi non è buono per il Re, non è buono neppure per la Regina Frase di scherno che veniva rivolta ai riformati (Schèrt ed lèva

Chi ha un occhio solo, spesso se lo frega.

Chi non ha vergogna, tutto il mondo è suo.Vergogna vale anche per “pudore”.

Chi non ha testa, abbia gambe.

Chi non porta (abiti), non li consuma.

Chi non mantiene la gatta, mantieni i topi.

Chi non riflette prima (di fare una cosa), sospira dopo.

Chi non piscia in compagnia, è un ladro e una spia.

Chi non può battere il cavallo, batte la sella.

Chi non vuole ballare, non vada alla festa.

Chi patisce, compatisce.

Chi paga i debiti, acquista credito.

Chi perde l’onore, perde tutto: chi perde la fede perde il resto.

Chi pianta la palma, non raccoglie i frutti.

Chi può andare al passo nell’asciutto, non vada di corsa nel fango.

Chi pratica lo zoppo, bisogna che zoppichi.

Chi prima arriva, per primo trova da dormire.

Chi rompe paga, e i cocci sono suoi.

Chi sbaglia, impara. (Sbagliando s’impara).

Chi semina con la luna settembrina, se semina frumento, raccoglie avena. (Settembre non è il mese adatto per le semine).

Chi semina fave senza concimarle, le raccoglie senza baccelli. La fava seminata senza concime, non produce frutto.

Chi semina col terreno asciutto, raccoglie tutto.

Chi sbadiglia, cerca donne.

Chi sbaglia di testa sua, paga di tasca sua.

Chi gode una volta, non stenta sempre. Infatti, almeno una volta, ha goduto.

Chi si sposa, gioca un terno al lotto.

Chi sputa verso l’alto, gli cade lo sputo in faccia.

Chi sta bene, non si muova.

Chi stima, non compra.

Chi tardi arriva, male alloggia.

Chi va con lo zoppo, deve zoppicare.

Chi vive bene, muore bene.

Chi vive male, muore male.

Chi vuole il pesce, deve bagnarsi.

Chi vuole apparire bene, prima deve patire. Non si raggiunge un risultato senza aver prima sofferto.

Chi vuole accontentare tutti, non accontenta nessuno.

Chi vuole dare fondo alla borsa, faccia fabbricare.

Chi vuol fare un birichino, faccia un chierichetto.

Chi vuole uova, deve tenere le galline.

Chi vuole stare sano, deve orinare spesso come fa il cane.

Chi vuole va, chi non vuole, manda. Chi vuole una cosa a suo modo deve andare di persona.

Chi vuole va, chi non vuole resta a casa.

Chi cerca trova e chi domanda impara.

Chi zappa la vigna in agosto, riempie la cantina di mosto.

Prendere la gatta (ubriacarsi). Oppure Ciapèr la sémmia

Piccolo, ma piantagrane.

Comandare a bacchetta.

Col tempo si mette giudizio (si diventa saggi).

Col tempo e con la paglia maturano le nespole.

Con delle buone briglie si guida il cavallo, con la prudenza l’uomo.

Con la malizia e l’inganno si passa metà dell’anno; con la malizia e l’arte si passa l’altra parte.

Più la si mescola, più puzza.

Correre come fa il maiale alla ghianda. Fare una cosa molto volentieri.

Correre la cavallina. Fare vita dissoluta.

Cose da dire sotto la cappa del camino. Sciocchezze, cose risibili.

Correre dietro alle farfalle. Fantasticare.

Colore di un taglio di navone. Colorito pallido, esangue.

Contento io, contenti tutti.

Raccontare frottole.

Essere considerato come uno stampo da castagnaccio, cioè poco.

Un curioso, non ascoltò mai una cosa di suo gradimento.

Costare un occhio, (costare molto). Oppure Custèr un ôc dla tèsta

Stare vicino al fuoco per godere del calore fino alla fine, fino a quando ci sono tizzoni (rustézz).

Dagli a quel cane.

Dai e dai la cipolla diventa aglio.

Gli uomini si riconoscono dagli occhi.

Non alzarti mai dalla tavola se la bocca non ha il sapore del formaggio.

Dal detto al fatto c’è un grande tratto.

Dal dire al fare c’è un fosso da saltare.

Dal dire al fare, c’è in mezzo il mare.

Del poco non si gode.

Del poco se ne gode, del molto se ne fa nozze.

Di sedie e di bicchieri non ve ne sono mai troppi.

Dal cattivo pagatore bisogna prendere di tutto (quello che ti dà).

Dopo le nuvole, viene il sereno.

Dopo il tuono, viene la pioggia o la grandine.

Dopo la guerra, viene la pace.

Dopo Natale, tutti i giorni è Carnevale.

In aprile un cannello, in maggio un rotolo. Si riferisce allo stato di avanzamento della tessitura della canapa. In aprile un cannello, cioè una piccola quantità, in maggio un rotolo, cioè una quantità notevole. Al tursèl (plurale: tursî) era un rotolo di tela della lunghezza di qualche metro.

Dare da intendere lucciole per lanterne, non è da galantuomo.

Dare o prendere il bestiame alla modenese, cioè a “Soccida”. La “Soccida” è un particolare contratto nel quale una delle parti conferisce il bestiame e l’altra la custodia e il mantenimento, dividendo gli utili. In bolognese la “Soccida” e detta Zvâdga.

Lett: dare il gnocco. Gesto di spregio che si fa ponendo una mano nell’incavo del gomito dell’altro braccio. (Il cosiddetto gesto dell’ombrello).

Donare le viole. Gesto simbolico col quale le ragazze di un tempo facevano capire al corteggiatore di averlo in simpatia. In caso contrario il dono era costituito da un mazzo di agli.

Dare parole, parlare. Quando una ragazza concedeva ad un corteggiatore di rivolgerle la parola.

Dare del lucido, adulare.

Dare del sapone, adulare.

Darlo (metterlo) dove si annusano i meloni. Sodomizzare.

Allontanare le mosche con la propria coda. Essere capace di curare i propri affari senza l’auto di altri.

Dare fuoco alla macchina, cioè dare inizio a qualche cosa.

dare gli agli. Un tempo le ragazze che intendevano rifiutare la corte di un giovanotto, gli donava un mazzo di agli. È il contrario di Dèr al viôl

Ansimare. Modo scherzoso per chi ansima. Ànser

Storcere il muso, fare l’aria schifata.

Dare nel taschino dell’orologio, significa buggerare una persona.

Cacciare in malo modo una persona . L’asiôl è un orbettino, una piccola biscia.

Uscire dai gangheri.

Il grano marzuolo (seminato in primavera) non riempie il sacco.

Molto fumo, poco arrosto.

Dividere a bocca (o spartire a bocca). Nelle divisioni delle famiglie coloniche alcuni cespiti venivano divisi per persone calcolandosi “bacca intîra (Bocca intera) ogni persona di 24 anni compiuti, nulla per chi aveva meno di 12 anni e 1/12° di “bocca” per ogni anno dai 12 ai 24 anni.

Chiedendo si va a Roma.

Davanti a un mulo, dietro a un fucile, lontano da un matto.

Donne, cavalli e asini, guidali col bastone.

Donne e danno, è tutto un malanno.

Donne e guai, non mancano mai.

Donne, gioielli e tela, non guardarli a luce di candela.

Dove c’è innocenza, c’è provvidenza.

Dopo il cattivo, viene il buono.

Dopo la salita, comincia la discesa.

Parlare come uno che cammina nel fango. Esprimersi male, in modo impacciato.

Parlare come un mazzo di zolfanelli. Parlare a vanvera.

Parlare in punta di forchetta. Parlare forbito.

Parli o caghi? Lo si dice a chi parla a vanvera, in modo non coerente.

Parlare perché si ha la lingua in bocca. Parlare senza riflettere, a vavera.

Parliamo degli altri, se vogliamo ridere. È più facile ridere degli altri che di noi stessi.

Scorticare un pidocchio per venderne la pelle. Essere molto avaro.

Lett.: Distruggere il locale da ballo. Fare piazza pulita.

Donnine, fucilini e cavallini: tutta roba da pochi quattrini.

Duro con duro, non fecero mai buon muro. Due caratteri forti, messi insieme, non possono combinare nulla di buono.

Durasse tanto la cattiva vicina, quanto dura la neve di marzo.

Dormire con gli angeli. Lo si diceva dei bambini piccoli quando sorridevano nel sonno.

Dormire come un ciocco: dormire profondamente.

Il medico pietoso, fa la piaga coi vermi (puzzolente).

E non capace di ballare. Considerata la grande importanza che aveva il ballo per i contadini, era questa l’offesa più sanguinosa che si poteva rivolgere ad un giovane.

Alta o bassa, la Pasqua viene.

E’ tornato a casa Pierone dalla foglia? Fèr la fójja era l’operazione agricola di raccolta delle foglie di gelso per i bachi da seta e di olmo per il bestiame. La frase veniva usta quando qualcuno dopo essersi assentato per un permale, tornava in compagnia facendo finta di niente.

E uno diceva quello che castrava. Frase scherzosa che veniva pronunciata all’inizio della “conta”.

E quelli della culla. Si dice a chi dichiara un’età manifestamente inferiore a quella reale.

Campa cavallo che l’era cresce.

Essere all’oscuro di un argomento di cui si parla.

Essere come uno stampo da castagnaccio, vuol dire essere quasi inutile; essere tenuto in scarsa considerazione. Uno stampo da castagnaccio ha poco valore.

Letteralmente: Essere colore di una scoreggia di tacchino. Di persona molto pallida e certamente un colore indefinibile.

Essere di bocca buona, accontentarsi facilmente.

Essere d’accordo.

Essere da uova e da latte. Il modo di dire derivava dal commercio delle aringhe che potevano essere femmine con una massa di uova in formazione e maschi con sacca spermatica (latte). Il bottegaio usava chiedere al cliente quale preferiva. Se il cliente era indifferente rispondeva: Mé a san da ôv e da lât. Il detto è divenuto proverbiale per significare disponibilità ad ogni decisione.

Prete miserrimo che, per chiamare i fedeli alla Messa, era costretto a battere il bastone su una tegola.

Essere in vena.

Essere facile alla commozione.

Essere di sette cotte e di una bollita: essere adatto ad ogni cosa.

Essere senza giacca, con la sola camicia. Lett.: essere in busto di manica.

Essere in braghe di tela. Essere in condizioni di indigenza.

Essere in chicchera. Essere vestito elegantemente.

Lett.: Essere in due cani a piluccare un osso. Essere in due a contendersi la stessa cosa.

Essere nella merda fino agli occhi. Essere proprio nei guai.

Essere impacciato come un pulcino nella stoppa. Le massaie usavano porre i pulcini appena nati in un cestino contenente della stoppa di canapa (simulando un nido), dove i pulcini si muovevano con impaccio.

Essere la stessa farina. Essere della stessa razza.

Essere l’ultima ruota del carro. Non avere alcun potere o godere di poca reputazione.

Essere nati nella notte di breve e poca pioggia. Di persona sciocca, sprovveduta.

Essere nati la notte dei novantanove mammalucchi. Essere stupido.

Essere pieni di pidocchi e in mano agli avvocati. Peggio di così!

Essere pari con tutti. Non avere debiti.

Essere tocco nel “nomine patris” (la fronte). Non avere la testa a posto.

Essere in fico dalla goccia. Essere molto furbo.

Ci sono novità. Essere incinta.

Fai del bene ad un villano: ti sputa in mano. I contadini non sono riconoscenti.

Anellino dove entra l’uncino per affibbiare gli abiti.

Fammi fattore un anno, se starò male, mio danno.

Fa quello che dico e non quello che faccio.

Fattore nuovo, buono per tre giorni.

Fatti una buona nomina e piscia a letto: diranno che hai sudato.

Febbraio corto, ma cattivo come un turco.

Febbraio corto, ma peggio di tutti.

Febbraio corto e maledetto.

Felice colui che non ha parenti.

Falso come una baiocca dal collo lungo. Dopo l’Unità d’Italia, vennero coniate monete da 10 centesimi note come Bajôca. Ne vennero fatte delle false che, ad un occhio attento, si distinguevano perché il collo di Vittorio Emanuele II era, nelle false, alquanto più lungo.

Finché c’è fiato, c’è vita.

Finché c’è vita c’è speranza.

Fare il ballo dello sgombero: fare piazza pulita, risolvere in modo brusco una situazione.

Lett.: fare il cariolo. Del giovane che, uscendo da messa o da vespro, si affiancava alla ragazza desiderata fino alla casa di lei, senza osare di rivolgerle la parola. Dopo qualche volta, se la ragazza intendeva accogliere il corteggiamento, gli rivolgeva la parola (Dèr ciâcra).

Farel il diavolo a quattro.

Fare scintille.

Gesto offensivo e scurrile che si fa mettendo la mano nell’incavo dell’altro braccio piegato. Quello che oggi viene chiamato il gesto dell’ombrello.

Fare bocca da ridere. Il sorridere dei bambini.

Fare bello-bello. Accarezzare, cercare di compiacere uno.

Fare cilecca. Il mancare dell’uomo nell’atto sessuale.

Fare come i ladri di Pisa, che di giorno litigano e di notte vanno a rubare insieme.

Fare cilecca. Di fucile ed altro.

Fare piazza pulita.

Fare il saputello.

Fare da ruffiano e da burattino. Fare due parti. Prestarsi ad ogni richiesta.

Fare degli arrosti, cioè fare imbrogli. Fare la “cresta” sulla spesa.

Fare delle moine.

Fare dei musi. Fare degli sberleffi.

Essere malfermo sulle gambe.

Abortire volontariamente.

Riposo pomeridiano, spesso all’aperto.

Fare di ogni erba un fascio.

Fare occhi belli. Corteggiare.

Vomitare.

Fronte spaziosa, naso all’insù, in casa mia non verrai. Secondo le credenze popolari la fronte spaziosa e il naso all’insù erano segno di carattere bisbetico.

Friggere nel proprio grasso.

Vesti una contadina, sembra una regina. L’abito fa il monaco. Si diceva anche: Ftéss un pèl, ch’al pèr un Cfardinèl

Quando il fuoco brontola è in arrivo qualche forestiero.

Galline e bambini sporcano la casa. Le galline lordano, i bambini parlano a sproposito davanti ad estranei.

Gallina che gira per casa, se non becca, beccherà.

Garofano a cinque dita, ovvero schiaffo.

Gatti e leoni fuori dai coglioni (dai piedi). Scatto d’ira della reggitrice quando si trovava i gatti tra i piedi.

Nulla è difficile a chi vuole.

Per i mali agli occhi non ci vogliono medicine.

Grande e grosso e sciocco.

Grattare la scabbia ad uno anche se non ha prurito. Volere rendersi gradito a tutti i costi. Fare un piacere non richiesto.

Chicco dopo chicco si riempie lo staio. Lo staio era un’antica misura bolognese pari a mezza Corba, cioè a litri 39,3224. Considerato un peso specifico del grano di kg 75 per ettolitro, uno staio di grano pesava circa kg 29,500.

Governare il bestiame: ripulire la lettiera e somministrare il foraggio. L’operazione veniva fatta almeno due volte al giorno.

Guarda che bellezza: un somaro senza la briglia (alla vista di persone di poco merito).

Guardati dalle promesse delle donne, dalla coscienza dei preti, dagli intrugli dei farmacisti e dagli “eccetera” dei notai.

Fai attenzione al gatto quando annusa la madia.

Guardati da un buon gennaio. È in contrasto con Znèr pulvrèr, rimpéss al granèr

Guardati da un gobbo, da uno zoppo (storpio) e da un guercio. Si credeva che il Signore desse un segno di riconoscimento agli uomini malvagi.

Conduci l’asino dove vuole il padrone: se muore, suo il danno.

Gli alberi possono crescere molto, ma non arrivano mai in cielo. Saggio proverbio.

I buoi alla boaria ed io a casa mia.

I Bolognesi (cittadini) sono ghiotti, cornuti e curiosi.

I cani e i villani, non chiudono mai la porta con le mani.

I cacciatori dove non arrivano con il piombo (pallini), arrivano con le bugie.

I debiti crescono come la gramigna.

I gatti piangono dal piacere. Anche di persone che si lamentano senza motivo.

Il cielo aiuta i matti e i bambini (cioè coloro che più ne hanno bisogno).

Impara l’arte e mettila da parte.

I topi del farmacista leccano le caramelle fuori dal vaso.

Dove il diavolo non può mettere la testa, ci mette la coda.

Il rannuvolarsi del cielo.

Finché ce n’è, viva me, quando non ce n’è più, viva Gesù. Le cose vadano pure come debbono andare. Fatalismo.

Finché c’è vita, c’è speranza.

Fino all’Ascensione tieni ancora il gabbano.

Nei paesi degli altri, le vacche picchiano i buoi.

In un attimo.

In cento anni e cento mesi, l’acqua ritorna ai suoi paesi.

Gli uomini girano, e le montagne stanno ferme.

I paperi mandano a bere le oche. I meno esperti danno ordini a chi ne sa di più.

I pesci grossi stanno in fondo al macero.

I pulcini li conosce la chioccia. La chioccia conosce i suoi pulcini (gli altri no).

I primi non rimasero mai senza.

I regali dei contadini costano cari. Un contadino non fa nulla se non spera in un compenso.

Gli storni a branco non si ingrassano. Quando si è in troppi c’è poco da godere.

Si può legare la bocca al sacco, ma non alla gente.

La benedizione passa sette muri.

La barba non fa l’eremita. L’abito non fa il monaco.

La bestemmia gira, gira e poi torna a chi l’ha detta.

La bellezza dell’asino. Bellezza di gioventù. Bellezza che non dura.

La bellezza e la bontà hanno il premio meritato.

La buona madre dice “prendi”, non “vuoi”.

La buona pappa fa la bella faccia.

Il buon seme, dà il buon raccolto.

La burrasca di San Giuseppe, deve venire, o tardi o presto.

Il vento grecale (bûra) soffia per tre giorni consecutivi.

La carne (sostanza) dei cristiani (uomini) è difficile da conoscere.

La carne del somaro è abituata al bastone.

La carne più cattiva è quella della lingua (perché può ferire).

La coda è la più cattiva da scorticare (In cauda venenum).

La disperazione è la madre dei somari.

Dura di più una pignatta rotta che una buona. Campa di più una persona malaticcia che una sana.

La farina del diavolo, va tutta in crusca.

La febbre degli adolescenti. Gli “spunción” sono le prime piume che mettono gli uccelli quando cominciano a crescere.

Legna da grilli, fuoco e faville.

La rugiada di San Giovanni guarisce ogni male. La notte di San Giovanni era la notte delle streghe e dei miracoli.

La guerra, non è fatta per i poltroni, ma per i coglioni. Si diceva anche: Din dón, din dón, la guèra i la fân i cuntadèn e i quaión

La legge è fatta per i minchioni.

L’elemosina è ben fatta anche al diavolo.

L’elemosina si fa con la tasca e non col bussolotto. Non è di facile interpretazione. Si dovrebbe ritenere che l’elemosina si deve fare, ma con moderazione. Infatti nella tasca si tenevano gli spiccioli e nel bussolotto i risparmi.

La luna che ha l’alone vicino, ha la pioggia lontana.

La luna non fa caso al cane che abbaia.

La lontananza risana tutte le piaghe.

L’acqua di febbraio riempie la cantina ed il granaio.

La medicina per gli asini è il bastone.

La merda si ribella allo scopino. Espressione, volgare, ma efficace, di stupore.

Lamentarsi del brodo grasso (del benessere).

L’arancio è d’oro al mattino, d’argento a mezzogiorno e di piombo alla sera. Norma d’igiene alimentare.

La musica sale e l’acqua scende.

La nebbia rende poco scorrevoli i fusi.

La neve di marzo (marzolina) dura da sera a mattina.

La notte dell’Epifania, parlano l’assiolo e la civetta.

La notte è fatta per gli assioli (rapaci notturni) (e non per gli uomini).

La notte è fatta per gli allocchi.

La notte è la madre dei pensieri.

La notte è la madre della paura.

La notta porta consiglio.

La padella dice al paiolo: Fatti in là che mi tingi. È una lamentela ridicola perché entrambi sono sporchi di fuliggine.

La Pasquetta (6 gennaio) mette le feste in una cassetta.

La palma benedetta, vuole la casa pulita. Prima della domenica delle Palme, la casa deve essere ripulita (Le pulizie di Pasqua).

Sembra che non ne voglia. Di ragazza solo apparentemente schiva.

Sembra una madonnina infilzata. Di ragazza molto timida e modesta (all’apparenza).

La più dura da scorticare è la coda.

La paura fa novanta. Dalla cabala del lotto.

La prima acqua che viene, è quella che bagna.

La prima acqua d’agosto, porta il fresco al bosco.

La prima gallina che canta. È quella che ha fatto l’uovo.

La prima si perdona, la seconda si bastona.

La prima è degli inesperti, la seconda dei bravi giocatori.

L’acqua fa marcire le budella (giustificazione dei beoni).

L’acqua cheta è quella che bagna.

L’orologio di San Pasquale o un gran bene o un gran male. L’orologio di San Pasquale è quel ticchettio che fanno i tarli di notte.

La boria dura poco.

L’aria di sotto (quella proveniente dai quadranti di Nord ed Est) fa riempire la pozza (porta acqua).

La roba che è nel bosco è del primo che ci salta addosso.

La roba rubata non rende.

La ruota peggiore del carro è quella che cigola. Di solito, chi si lamenta è colui che vale meno degli altri.

Lascia stare il cane che dorme.

Lasciare friggere nel proprio grasso. Lasciare che uno cuocia nel suo brodo.

Lasciare l’uscio socchiuso.

Lasciare gli occhi in una cosa (per desiderio di possederla).

Lasciarsi schiacciare le noci in testa. Non avere carattere. Lasciarsi sopraffare.

La stizza dei fratelli, passa subito.

La strada dell’inferno è liscia, (è facile).

La testa non duole, quando lo stomaco non vuole. Le emicranie dipendono da cattiva digestione.

La volpe la si riconosce dalla coda.

La volpe cambia il pelo, ma non il vizio.

Lavarsi la bocca. Dire tutto ciò che si pensa senza riguardi.

La gioventù vuole il suo sfogo.

E’ caduto il cacio sui maccheroni.

E’ come il cavallo di Scaglia che aveva tretasei mali sotto la coda. Di persona sempre malaticcia.

E’ come San Tommaso, non ci crede se non ci mette il naso.

E come infilare un ago nel buio.

E come invitare un tedesco a bere. Invitare uno a fare una cosa che fa volentieri.

E’ dura l’aringa. E’ difficile vivere.

E’ ingannato solo chi si fida (degli altri).

E lo stesso che parlare a un muro.

E’ meglio avere in tasca un piccione, che un pavone in cima a un albero.

Meglio avere un pulcino in seno che una gallina nella siepe. Meglio un uovo oggi che la gallina domani.

E’ meglio cadere dalla finestra che dal tetto. E’ male minore.

E’ meglio dare la lana che la pecora. E’ meglio perdere una mano che un braccio.

E’ meglio essere rattoppato che stracciato.

E’ meglio essere geloso che cornuto.

E’ meglio essere invidiato che compassionato.

E meglio essere un bravo servitore che un cattivo padrone.

E’ meglio essere uccello di campagna, che di gabbia.

E’ meglio fare invidia che compassione.

E’ meglio fichi che fiori. E’ meglio essere frutti che fiori.

E’ meglio perdere un occhio che la testa.

E’ meglio leccare un osso che un bastone. Chi si contenta gode.

E’ meglio poco e buono, che molto e cattivo.

E’ meglio una gallina stasera che un uovo domattina.

E’ meglio sudare (per il cavallo) che sputare (per il catarro conseguente al freddo).

E’ meglio un fringuello in mano, che un tordo tra la frasca.

E’ meglio sudare che tossire.

L’Epifania (6 gennaio), tutte le feste porta via. Le chiude in una scatola che apre, poi per Pasqua.

E’ meglio una vigilia che una quaresima.

E’ meglio una cipolla in libertà, che una crostata in soggezione.

E’ uno che si fa dare del lei. Uno che si fa rispettare.

E’ più facile tenere aperta una sporta, che dritto un palo.

E’ più l’aggiunta che la carne. La zónta era la parte di ossa e di tagli scadenti che il macellaio aggiungeva alla carne da brodo. Usato anche in senso figurato. Una battuta della fine del secolo diciannovesimo diceva: Al caulum pr’un séndich? Metter só al brôd con la zónta. Il colmo per un Sindaco mettere su il brodo con la giunta. E’ detta zónta anche la “Giunta comunale”.

E meglio uno che non voglia, che uno che non possa.

L’erba cattiva cresce in fretta.

L’erba cattiva non muore mai.

E’ proverbio antico, che il villano non fu mai amico.

Assomiglia in tutto a suo padre.

E’ tanto brutto che fa paura agli angoli delle case. (Probabilmente perché vedendolo sbucare all’improvviso da un angolo, potrebbe realmente fare paura).

E’ tanto avaro che scorticherebbe un pidocchio per venderne la pelle.

E’ una cosa che va oltre il limite.

E’ un cattivo imparare a sue spese.

Non vale fischiare quando i buoi non hanno sete. I contadini usavano fischiare per indurre i buoi a bere.

E’ una cosa poco conveniente, andare a rubare a casa dei ladri.

E’ un altro paio di maniche. E’ una cosa diversa.

E’ un uomo molto potente.

E’ una faccia da travicelli. E’ una faccia tosta.

E’ un vizio che ha nelle ossa. Un vizio innato.

Lettera scritta, aspetta risposta.

Ha la forza di Maurino che stracciava la carta bagnata coi denti.

Legare i cani con la salciccia (segno di grande abbondanza).

Non basta l’intenzione a guastare la vigilia.

L’invidia scava la fossa agli altri e poi ci casca dentro lei.

Lite complicata, mezza guadagnata.

Alzare il gomito. Bere troppo.

Togliersi una spina da un occhio. Togliersi un pensiero. Liberarsi di una cosa o di una persona molesta.

L’occhio del padrone, ingrassa il cavallo.

Loda il mare, ma tieniti alla terra.

Elogia l’allodola, ma tieniti il primaticcio (di vegetali). Non attendere il passaggio delle allodole per seminare.

L’olio della lanterna guarisce tutti i mali.

(Di facile intuizione). L’uomo si vergogna di due cose nella vita: La prima quando non è capace di fare la seconda. La seconda quando non è capace di fare la prima.

L’uomo è cacciatore.

L’uomo ubriaco dice anche ciò che non si deve dire.

L’uomo sano piscia spesso, come fa il cane.

Lunedì smarrii la rocca, martedì non feci nulla, mercoledì la cercai, giovedì la trovai, venerdì la preparai, sabato mi pettinai perché domenica era festa. Filastrocca della filatrice poco volonterosa.

Lento come una Quaresima: Di persona lenta e pigra.

Luna di febbraio, luna da piccoli grappoli.

Luna di sabato o soffia (tira vento) o pioggia. Si credeva che la luna nuova di sabato portasse o vento o pioggia.

A luna settembrina si inchinano sette lune. Si riteneva che la luna di settembre influisse sull’andamento delle sette lune successive.

L’oro non prende macchia. Detto anche in senso figurato.

Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.

Rimprovero.

Vivere a spese degli altri.

Rodersi dentro.

Mela cotta, cacca fatta. La mela cotta godeva fama di lassativo.

Mancare la terra sotto i piedi. Riferito a chi non sa destreggiarsi, non sa come comportarsi in circostanze impreviste.

Lasciare deteriorare una cosa.

Maggio, tutti i giorni un tino (di pioggia).

Maggio asciutto (senza pioggia), grano per tutti.

Maggio mese dei matti e degli asini.

Messa corta e tagliatelle lunghe.

Un artigiano poco abile, Mastro Tampiccio che da un ciocco ricava un cavicchio.

Matrimonio contrastato (dai parenti), matrimonio tribolato (non fa buona riuscita).

Mieti secco e taglia verde. Raccogli il grano ben maturo ed anticipa un po’ il taglio della canapa.

Magro come un uscio. Molto magro.

Male non fare, paura non avere.

Marzo tinge e aprile dipinge (la pelle).

Marzo del vento, aprile del maltempo, maggio dei tuoni e giugno dei minchioni.

Marzo, marzaccio porta il gabbano ed anche il giubbotto.

Marzo, marzaccio: tre giorni cattivi ed uno buono.

Marzo, marzotto, lungo il giorno quanto la notte. Si riferisce all’Equinozio di primavera.

Marzo, se trova il fosso vuoto, lo riempie.

Marzo asciutto, aprile bagnato.

Marzo asciutto, ma non per tutto.

Marzo sereno e asciutto, poca paglia a grano per tutti.

Rendere di pubblico dominio una cosa.

Mettere il cuore in pace.

Mettersi le gambe in spalla. Camminare con lena.

Mostrare i denti, fare la faccia feroce.

Vestirsi accuratamente.

Mettere la schiena al muro. Apprestarsi a combattere.

Istigare.

Mettere da parte; lasciare l’esame di una cosa.

Metti un matto da solo: pensa alla notte a quello che deve fare di giorno.

Michelaccio, per vendere la cenere, bruciò la legna grossa.

Miseria, cambia buco. Scongiuro.

Voce colla quale si chiama il gatto.

Fare cattivo odore.

Minestra fitta e predica chiara.

Il vento di Ostro porta l’acqua.

Faccia da impunito. Faccia da delinquente.

Mostrare una cosa come se fosse una reliquia. Fare cadere una cosa dall’alto.

Natale viene una sola volta all’anno.

Natale coi tuoi, Pasqua se lo vuoi.

Pulito come l’appoggiatoio del pollaio. Di persona molto sporca.

Non avere luogo dove stare. Non avere pace.

Non avere né luogo né fuoco (camino). Vivere da vagabondo.

Cani, villani e gente malnata non chiudono mai uscio o porta.

Non essere degno di pulire le scarpe ad una persona.

Naso all’insù e sopracciglie attaccate non verranno in casa mia. Il naso all’insù e le sopracciglie unite erano segno di cattivo carattere.

Annusami lo stecco, zia Margherita. Triviale. Espressione impertinente.

La necessità non ha legge.

Nuovo, nuovissimo, ancora da “spianare”. Di cosa appena acquistata e non ancora adoperata.

Attenzione all’ombelico.

Occhio non vede, cuore non duole.

Occhio destro, cuore afflitto, occhio sinistro cuore che spasima (quando batte).

O dente o guancia, o bere o annegare.

Ogni commiato è una tempesta. Il cambio di colonia comportava disagi e spese. (Ogni anno i contadini potevano ricevere il commiato ed essere costretti a cambiare terre e padroni).

Ogni giorno vien la sera.

Ogni dritto ha il suo rovescio.

Ogni fatica merita premio.

Ogni lavata è una frustata. A lavare la biancheria troppo spesso, si consuma.

Ogni meraviglia dura tre giorni (dura poco).

Ogni schioppo ha il suo bersaglio.

Olio, ferro e sale, mercanzia reale. Erano merci non prodotte nel bolognese e, quindi, ricercate e di elevato valore mercantile. In verità esisteva una piccola terriera a Porchia, vicino a Lizzano in Belvedere.

Uomo a cavallo, sepoltura aperta.

Uomo allegro, il cielo l’aiuta.

Uomo lento non ha mai tempo.

Uomo sposato, uccello in gabbia.

Uomo mezzo lesso e mezzo arrosto. Uomo né carne né pesce.

Uomo peloso o matto o virtuoso.

Bagnato o asciutto, per San Luca (18 ottobre) si semina tutto.

Uno che teme il solletico.

Uno che ha la parola facile.

Un tipo manesco.

Una è alla porta, l’altra al dazio. Di due persone una peggio dell’altra.

Si paga una volta per tutte.

Uno scova la lepre e l’altro la prende.

Prega tu per me e per gli altri se ce n’è.

Uscio aperto, guardia di casa. Gli eventuali malintenzionati, vedendo l’uscio aperto, possono pensare che qualcuno sia in casa.

Pensa di te, e poi parla di me. Rifletti prima di parlare male degli altri.

Pagare sull’unghia. Forma di pagamento immediato e in contanti che si usava per le vendite di bestiame senza garanzia. Anche: Paghèr in stadîra

Paglia e stoppa lontano dal fuoco.

Sembrare la luna d’agosto. Avere la faccia larga e paffuta.

Per conosce un Bolognese, ci vuole un anno e un mese; poi quando l’hai conosciuto, è un gran barone fottuto. La gente verso la Romagna non aveva simpatia per i Bolognesi.

Sembrare un bigatto (maggiolino) in una zucca. Sembrare uno scarafaggio in un fiasco. Col nome “Burdigàn” i contadini indicavano diversi insetti forniti di elitre o semi elitre come blatte, maggiolini, ecce. I bambini di campagna si divertivano a mettere gli insetti dentro a un fiasco o altro recipiente di vetro per ascoltare il forte brusio che facevano nel tentare di uscire.

Per camminare ci vogliono delle buone gambe.

Per Carnevale ogni beffa vale.

Per condire l’insalata ci vogliono quattro uomini: un savio che metta il sale, uno sciupone che metta l’olio, un avaro che metta l’aceto e un matto per mescolarla.

Per dieci e due dodici. Imprecazione detta per evitare di bestemmiare.

Parenti, serpenti.

Per fare un proverbio ci vogliono cento anni.

Per forza si fa l’aceto.

Per l’anno nuovo tutte le galline fanno l’uovo.

Per Pasquetta (Epifania), il Carnevale impazza. Il Carnevale inizia proprio il giorno dell’Epifania.

Pernice settembrina, una per mattina. Nel mese di settembre le pernici (starne) sono già completamente sviluppate e già smaliziate e, quindi, più difficili da cacciare.

Per San Barnaba (11 giugno) il grano prede il piede, cioè la radice.

Per san Barnaba (11 giugno), l’uva viene e il fiore se ne va. Cadono i fiori della vite e inizia la granigione degli acini.

Per San Benedetto (21 marzo) si conosce il verde dal secco. Le piante vive cominciano a vegetare.

Per Pasqua e per Natale, galli e galline al loro pollaio.

Per Pasqua e per Natale, gente e galline al proprio pollaio.

Per me è pari anche tredici.

Per San Bartolomeo (Apostolo – 24 agosto) prepara il tino (per il mosto). Preparare il tino voleva dire riempirlo d’acqua in modo che le doghe, rigonfiandosi, tenevano bene i liquidi del mosto.

Per San Bastiano (da Roma – 20 gennaio) trema la coda ai cani (per il freddo).

Per San Gallo (16 ottobre), si semina anche nella valle. Bisogna affrettarsi a seminare.

Per San Gallo (16 ottobre) a seminarne uno staio, se ne raccoglie un carro. Era considerato giorno molto propizio alla semina del grano.

Per San Luca (18 ottobre) chi ha dei marroni se li lecca e chi non ne ha si strappa la camicia.

Per San Luca (18 ottobre) chi non ha seminato si dispera (si strappa i capelli).

Per San Lorenzo (10 agosto), l’inverno ha messo un dente.

Per San Martino (11 novembre) il grano sta meglio nel campo (cioè seminato) che al mulino.

Per San Martino (11 novembre) si coprono i grandi e i piccoli.

Per San Martino si ubriacano adulti e bambini.

Per San Martino si mandano via i contadini. L’11 novembre era il giorno dei cambi di colonia.

Per San Mattia (24 febbraio), la neve è per strada o per la via.

Per San Valentino (14 febbraio) la primavera è vicina.

Padrenostro. Biasèr di patêr

Per quanto sia cattivo marzo, i cani vanno all’ombra.

Pesce cotto e carne cruda. Regola culinaria.

Peccato confessato, mezzo perdonato.

Neo sulla faccia, bella ragazza, neo sul collo, bel ragazzo.

Pieno come un uovo; vuoto come un clarinetto. Di persona di molta apparenza e di poca sostanza.

Pieno di debito come una lepre. Non si capisce perché una lepre debba essere piena di debiti. Forse perché fugge sempre come un debitore.

Pesca, fico e melone, non c’è nulla di più buono.

Petto pecorino, latte fino.

Piantare baracca e burattini. Lasciare perdere tutto e andarsene.

Pecora grigia, pecora bianca, chi muore muore e chi campa campa.

Più fumo che lasagne. Molto fumo e poco arrosto.

Fare pipì fuori dal vaso. Intervenire a sproposito. Dire cose inopportune.

Pisciare spesso e cagare duro, tiene lontano i dottori. Norma igienica quotidiana.

Sono tutti capaci di camminare all’asciutto.

Uguale alle braghe di Delmo. Una cosa che torna a puntino. Una cosa uguale all’altra.

Per imbrogliare un contadino, ci vuole un altro contadino.

Per una buona osteria, ci vuole una buona insegna.

Per una volta si può imbrogliare anche il proprio padre.

Per un colpo di accetta, non cade l’albero. Non basta un colpo di accetta per abbattere l’albero.

Il proverbio non sbaglia.

Portare l’acqua con le orecchie. Essere molto servizievole.

Portare il lume.

Quello che non va nel busto, va nelle maniche. Quello che non si consuma da una parte, si consuma dall’altra.

Quello che si fa agli altri, viene fatto a noi.

Quello che si fa il primo giorno dell’anno, si fa tutto l’anno.

Quello che bolle nella pentola, lo sa (solo) il coperchio.

Ciò che si fa per forza, non vale una corteccia. Ciò che si è costretti a fare, non ha valore.

Colui che mescolava l’acqua nel paiolo senza la farina da metterci dentro, non fece la polenta. Proverbio molto triste, purtroppo, vero in molti casi, se non per i contadini certo, ma per i braccianti.

Quando canta il merlo, siamo fuori dall’inverno.

Quando le donne ve l’hanno giurato, state pur certi che non riuscirete a scapparla.

Quando non c’è il gatto, i topi ballano.

Quando il merlo canterà, allora credito si farà. Certi osti e bottegai di campagna usavano esporre un cartello col ritratto di un merlo e la scritta riportata. Ciò per evitare risposte sgradevoli agli avventori e sorprese all’oste.

Quando nevica sulla foglia, dell’inverno si fa voglia. La neve precoce prelude ad un inverno mite.

Quando le nubi vanno verso Sud, prendi la sedia e mettiti a sedere.

Quando le nubi vanno verso Nord, prendi i buoi e aggiogali.

Quando le nubi vanno di traverso, (cioè verso Est od Ovest) prendi i buoi e mettili al coperto (nella stalla).

Quando le nubi vanno verso sera (Ponente), prendi la rocca e fila.

Quando le nubi vanno verso mattina (Levante), prendi il sacco della farina.

Quando il passo affonda (in primavera per il fango), il grano abbonda.

La candàila è il giorno di Candelora (2 febbraio). Se è sereno si prevede una bella primavera.

Quando batte l’occhio destro, cuore afflitto; quando batte l’occhio sinistro, cuore franco.

Quando il Signore chiude una finestra, apre una porta.

Quando si rannuvola sopra la brina, se non nevica oggi, nevica domani mattina.

Quando tuona è il diavolo che va in carrozza. Lo dicevano le mamme ai bambini durante i temporali.

Quando il villano è nel fico, non conosce né parenti né amici. Quando il contadino gode di benessere non conosce parenti o amici (diventa egoista).

Quando non ce n’è più, tutti hanno avuto la loro parte.

Quando il giuggiolo si veste (mette le foglie), spogliati; quando il giuggiolo si spoglia, vestiti.

Quando si è matti alla sera, lo si è anche al mattino dopo.

Quando si miete col giubbone (cioè col freddo), si riempiono dei grandi sacchi.

Quando canta il rospo, il giorno è lungo quanto la notte (seconda metà di marzo).

Quando il gallo canta (stando) nel pollaio, si guasta il tempo.

Quando canta tordela, il tempo cambia. Garlûda: Tordela (Turdus viscivorus). Grosso tordo, un tempo molto frequente nelle alberate ed ora quasi scomparso.

Quando due litigano, il terzo gode.

Quando gode il corpo, la tasca piange.

Quando cresce la superbia, cala la fortuna.

Quando la gallina piange, il nibbio è in giro.

Quando il lume fa lo stoppino, l’acqua è vicina. Si trattava del lume ad olio, quando l’aria era umida, fumava.

Quando la merda monta in scanno, puzza e fa danno. Gli scanni sono quelli dei parlamentari, dei giudici, dei canonici, ecc.

Quando la pera è matura, deve cadere.

Quando arriva l’Epifania, tutte le feste porta via; poi arriva San Benedetto (23 marzo), che delle feste ne ha un sacchetto.

Quando suona l’Avemaria, chi ha educazione vada via. L’ospite educato deve andarsene al suono dell’Avemaria (sul far della sera).

Quando va bene, tutti la sanno condurre.

Quando si è fatto del male, il cielo castiga.

Quando un contadino viene in citta, o diventa giudice o podestà.

Quando gennaio è asciutto, prepara un granaio di rovere (quercia). Si prevede un raccolto abbondante.

Quanto male deriva da non pensare rettamente.

Questa non è farina del suo sacco. Questa non è opera sua.

Questa non paga dazio. Si diceva a chi aveva appena raccontato una frottola.

Qui si vanga sempre e non si zappa mai. Un giovane contadino, durante l’ultima guerra, scrivendo dal fronte, voleva informare i familiari dell’avverso andamento delle operazioni. Per evitare l’intervento del censore scrisse questa frase. “Qui si vanga sempre e non si zappa mai”. L’operazione della vangatura si fa retrocedendo, mentre la zappatura si fa avanzando. I familiari furono così informati esattamente come stavano le cose, alla faccia dell’ignaro censore.

Un ragno porta guadagno, una formica (porta) bega.

Il fiume Reno rompe sempre nel punto più debole. Anche in senso figurato.

Rompere il ghiaccio. Iniziare a parlare per fare cessare un situazione tesa.

Buttare tutto all’aria. Interrompere una trattativa; adirarsi come fanno i bambini, quando, per rabbia, rompono bambole e giocattoli.

Disturbare. Rompere le scatole.

Rompere l’uovo in bocca a qualcuno. Prevenire altri nel fare e nel dire.

Raglio d’asino non sale in cielo, e voce di matto non va in capitolo.

Rosso di mattino, bel tempo si avvicina.

Rosso di sera, bel tempo alla mattina.

Ridere cogli angeli. Dei bambini quando ridono nel sonno.

Ridere di soppiatto.

Raro come una mosca bianca.

Stimare un bene.

Roba piccola, roba fina. Le persone di piccola statura hanno, in genere, buone qualità.

Sempre bene non si può stare.

Se nevica in gennaio, si riempie il granaio.

San Barnaba (11 giugno) è ora di falciare i prati.

San Barnaba (11 giugno) l’uva viene e il fiore va.E’ il periodo dell’allegagione dell’uva.

San Sebastiano (20 gennaio) porta la neve in mano.

San Donnino (9 ottobre) la semina deve essere a metà.

Sanguinella, sanguinella, fammene venire una cannella. Vi è anche la forma … Fân vgnîr una cadinèla

Per Bacco. Diamine.

San Luca (18 0ttobre) dai balogi in bocca. I balogi sono le castagne bollite. Mentre le castagne arrostite sono i Frusè.

Di giovane molto timido. Non si sa a quale San Luigi si riferisca, se a San Luigi IX di Francia o a San Luigi Gonzaga.

San Musone. Il mercoledì delle Ceneri perché segnava la fine del Carnevale e la gente era immusonita e stanca per la veglia del martedì grasso.

Se non si uccide il gallo per carnevale, va a male.

San Silvestro Papa. Si diceva di persona tarda di mente: infatti il giorno di San Silvestro (31 dicembre) cade l’ultimo giorno dell’anno.

San Giovanni Battista (24 giugno), mette il sugo nell’uva.

San Giovanni non porta inganni. Frase rituale dei bambini prima di iniziare il gioco, per impegnarsi a non fare imbrogli.

Se non vale la ragione, userò il bastone. Se non servono le buone, userò le cattive.

Sapienza di un contadino e forza di un facchino, non valgono un quattrino.

Il vento di maestrale può portare indifferentemente sereno o maltempo. (O che si apre o che si chiude).

Servire di barba e parrucca, conciare per le feste.

Sasso tirato e parola detta non tornano più indietro.

Sapere quanti giorni mancano per arrivare a San Biagio. Essere molto accorti.

Rammaricarsi, essere dispiaciuto.

Fare cattivo odore.

Saperne una più del diavolo. Essere molto sveglio.

Sapere quante paia fanno tre buoi. Essere avveduto (scherzoso).

Sapere una cosa a menadito.

Prurito al naso o pugni o baci.

Scarpa grande e bicchiere pieno e prendere il mondo come viene.

Scarpa grossa, cervello fino.

Scherza con la bocca, ma che la mano non tocchi.

Scherzo di mano, scherzi da villano.

Scherzo di mano, gioco da villano.

Sciocco, antipatico, verminoso, pieno di muffa e tarlato. Insulto tra ragazzi, per questioni di gioco.

Accorcia l’anguilla che io spengo il mio fanale (il mio lume). Due amici in vena di frottole: uno racconta di avere pescato un’anguilla lunga più di due metri (buratèl). L’altro, per risposta, di essere caduto nel canale con un lume ad olio in mano e che il lume, benché sommerso, era rimasto acceso. Alle rimostranze del primo, incredulo, rispose: Scûrta al buratèl…

Se le cose si facessero due volte, sarebbero tutti savi.

Il saio si fa su misura. Ci si deve regolare caso per caso.

Se a gennaio tira vento, a febbraio nevica.

Se la notte di San Paolo (25 gennaio) è buia, del Calendario non mi prendo cura. I contadini amavano fare le “calende”, previsioni del tempo per tutto l’anno, cominciando il primo di gennaio. Il primo di gennaio, il due di febbraio, il tre di marzo, il quattro di aprile e così via. Il giorno tredici ricominciavano alla rovescia, cioè il tredici era dicembre. Il quattordici novembre fino al 24 che era di nuovo gennaio. Tenevano grande conto di queste previsioni. Tuttavia se il giorno della Conversione di San Paolo (25 gennaio) il tempo era bruto o almeno nuvoloso, le calende non erano valide. Le calende erano compito esclusivamente maschile, riservato, anzi, al reggitore detto: L’azdaur.

Se l’acqua fosse buona, non correrebbe per i fossi (dicevano i beoni).

Sì! L’acqua va a Paderno! Come dire: Sì, l’acqua va in salita. (Paderno è un paesino sui colli bolognesi). Espressione di chi ascolta una cosa inaudita.

Sale rovesciato, olio rovesciato, guai per la strada (guai in vista).

Sana e da galantuomo. Era la battuta verbale di garanzia di sanità di un capo di bestiame, che il venditore prestava al compratore per capi venduti “da vita”.

Se tutti i cornuti portassero il lampione, Gesù Maria, che illuminazione (quanta luce).

Signor padrone venga a dividere la sua parte. Espressione, forse ironica, usata dai contadini per invitare il padrone e dividere i prodotti.

Sgranare un aglio. Sfogare l’ira repressa.

Lancetta dell’orologio.

Zuppa in bocca. Invito a tacere a non riferire cosa appena appresa.

Sposa bagnata (dalla pioggia), sposa fortunata.

Realizzarsi di un sogno.

Sostenere con fortezza la propria opinione.

Sereno di notte e nuvoloso di giorno è la risorsa dei malvestiti.

Sta attento che c’è il lupo tra la canapa. Lo dicevano le mamme perché i bambini non si al